top of page

Tra Passaporti e Prestazioni, chi può rappresentare la Nazione? Oriundi, Ius Soli Sportivo e la Sfida dell’Appartenenza

  • Immagine del redattore: Edita | SynaxisValencia
    Edita | SynaxisValencia
  • 29 ago
  • Tempo di lettura: 10 min

Aggiornamento: 5 set

Alessio Matarazzo; Caren Di Carmine;


Abstract

Il dibattito sull’identità nazionale nello sport si è intensificato negli ultimi anni, complice l’incremento di atleti con origini straniere che rappresentano l’Italia nelle competizioni internazionali. Numerosi sportivi, sebbene non nati nel nostro Paese, cresciuti in Italia o naturalizzati per meriti sportivi, accedono alla Nazionale attraverso diversi percorsi. Un esempio di mescolanza identitaria e culturale è descritto  dall’oriundo. Esso,  descrive un individuo,  avente una ascendenza familiare differente da quella dello Stato natale. Un'altra fattispecie di eterogeneità culturale può essere assunta grazie allo strumento dello Ius Soli sportivo. Il quale pone alla propria base il concetto di integrazione sociale. Nel contesto italiano, la normativa sportiva ha mostrato una progressiva apertura verso questi fenomeni, riconoscendo l’importanza di riflettere sulla crescente multiculturalità del Paese anche in ambito sportivo, nonostante il permanere di tensioni sociali e politiche, la questione è divenuta  portavoce di un messaggio di inclusione ed integrazione rafforzando il legame tra sport e costruzione dell’identità nazionale.

Questa pubblicazione si propone di analizzare in maniera comparativa il fenomeno degli oriundi e dello Ius Soli sportivo in Italia, confrontandolo con altri modelli adottati in Paesi come la Francia, il Brasile, gli Stati Uniti, la Germania e l’Argentina. Verranno esaminati i quadri normativi, i criteri di selezione per le squadre nazionali, e il ruolo delle federazioni sportive nella gestione dell’identità nazionale degli atleti.

L’obiettivo è duplice: da un lato, chiarire le distinzioni giuridiche, storiche e culturali tra oriundi e beneficiari dello Ius Soli sportivo; dall’altro, riflettere, sulle implicazioni etiche, sociali e identitarie che tali fenomeni generano nel contesto sportivo internazionale. Particolare attenzione sarà riservata al modo in cui i media e l’opinione pubblica influenzano la percezione di “italianità” degli atleti naturalizzati o nati da famiglie straniere.


Introduzione

Lo Ius Soli Sportivo rappresenta una delle frontiere più attuali, complesse e dibattute nel contesto del diritto sportivo contemporaneo e delle politiche identitarie nazionali. A differenza del classico Ius Soli, che permette l’acquisizione del diritto alla cittadinanza in base al luogo di nascita, tale variante rappresenta uno strumento utile ad alcuni ordinamenti sportivi per consentire a giovani atleti stranieri – spesso figli di immigrati – nati o formatisi in un determinato Paese, di rappresentarlo ufficialmente nelle competizioni internazionali, anche in assenza della piena cittadinanza civile o politica.

Tale istituto nasce in risposta al cambiamento demografico e sociale che ha interessato molti paesi europei, negli ultimi decenni.  Nuove generazioni di atleti, seppur non ancora pienamente integrate a livello formale, mostrano un forte senso di appartenenza culturale e sportiva nei confronti dello stato.  Lo Ius Soli sportivo assume quindi una funzione inclusiva e strategica permettendo di valorizzare i talenti cresciuti sul territorio, contribuendo di fatto alla costruzione di un'identità nazionale sportiva più rappresentativa della società contemporanea e più competitiva a livello internazionale.

Parallelamente, il concetto di oriundo affonda le sue radici nella storia sportiva di Paesi con una vasta diaspora, come l’Italia, il Portogallo o l’Argentina. Gli oriundi sono atleti che seppur nati all’estero presentano  legami familiari, genetici o documentali con lo Stato che intendono rappresentare. In molti casi, si tratta di discendenti di emigrati che possono ottenere la cittadinanza attraverso lo Ius Sanguinis, spesso in tempi rapidi, e quindi accedere legittimamente alla rappresentanza sportiva. La presenza di oriundi nelle nazionali sportive non è una novità: già nel calcio degli anni ’30 l’Italia impiegava atleti di origine italiana nati in Sud America, dando vita a una tradizione che ha sollevato nel tempo interrogativi sull'identità nazionale, la meritocrazia ed il senso di appartenenza.

Mentre lo Ius Soli sportivo si basa principalmente su criteri territoriali e temporali legati alla residenza o alla formazione, il criterio dell’oriundo risponde a una logica genealogica e spesso culturale. Entrambi i meccanismi, seppur differenti, rispondono a una comune esigenza: conciliare le dinamiche globali della mobilità umana con le necessità sportive e simboliche dello Stato moderno. Tuttavia, entrano talvolta in conflitto con le percezioni pubbliche di "autenticità nazionale" e con i principi di equità sportiva, generando dibattiti che travalicano il campo da gioco e coinvolgono giuristi, politici, media e opinione pubblica.

Questi strumenti, oggi al centro del dibattito in numerosi contesti, rappresentano non solo un’opportunità sportiva, ma anche un laboratorio di riflessione giuridica e sociale sul rapporto tra cittadinanza, identità e appartenenza.


Discussione

La discussione si apre con un confronto Internazionale a partire dai Paesi Europei per poi soffermarci sui paesi Arabi per analizzare la Giurisdizione italiana.

In Germania lo Ius Soli è temperato e prevede che un bambino possa acquisire la cittadinanza tedesca solo se almeno uno dei genitori ha un permesso di soggiorno permanente (da almeno 3 anni) e entrambi i genitori risiedono in Germania da almeno 8 anni. Questo meccanismo può influire anche sullo sport, in quanto i giovani atleti che non acquisiscono automaticamente la cittadinanza potrebbero essere soggetti a limitazioni riguardo alla loro partecipazione a competizioni internazionali per la Germania. Tuttavia, il sistema consente anche a questi bambini di integrarsi nel contesto sportivo nazionale a seguito dell’ottenimento della cittadinanza.

In Francia, un bambino nato sul suolo nazionale da almeno un genitore straniero, acquisisce istantaneamente la cittadinanza grazie alla legge al c.d. Ius Soli puro. I figli di stranieri che hanno vissuto in Francia per almeno 5 anni possono richiedere la cittadinanza a 18 anni. Questo meccanismo permette una piena integrazione sportiva per i giovani atleti, poiché una volta acquisita la cittadinanza, questi possono partecipare a competizioni sportive nazionali senza restrizioni legate alla nazionalità.

In Belgio e nei Paesi Bassi, il meccanismo prevede che un bambino diventi cittadino se almeno uno dei genitori è nato in Belgio o vi abbia vissuto per almeno 5 degli ultimi 10 anni. La cittadinanza viene acquisita a 18 anni, se i genitori hanno vissuto nel Paese per almeno 10 anni. Nei Paesi Bassi, lo Ius Soli è molto debole. La cittadinanza viene conferita solo al compimento della maggiore età, a condizione che il minore abbia risieduto nel Paese almeno dal compimento dei 4 anni. Questi meccanismi di cittadinanza possono influenzare gli atleti in quanto il riconoscimento della cittadinanza potrebbe essere posticipato, ma una volta acquisita, i giovani possono competere per la bandiera del Paese.

In Spagna, il sistema dello Ius Soli è tra i più favorevoli in Europa. I figli di genitori stranieri nati nel Paese ottengono la cittadinanza spagnola dopo un anno di residenza, su richiesta. Questo permette una facile integrazione nel contesto sportivo spagnolo, i giovani atleti possono entrare a far parte delle squadre nazionali senza lunghe attese.

In Portogallo, vige una forma di Ius Soli temperato, in cui la cittadinanza viene riconosciuta ai figli di stranieri nati nel Paese, a condizione che uno dei genitori risieda nel Paese da almeno 2 anni, o che i genitori firmino una dichiarazione di intenzione di diventare cittadini portoghesi. Questo approccio rende il Portogallo più flessibile riguardo all'inclusione dei giovani atleti, permettendo loro di accedere al sistema sportivo nazionale in tempi relativamente brevi.

In Irlanda, i figli di stranieri nati nel Paese ottengono la cittadinanza se almeno uno dei genitori ha risieduto in Irlanda per almeno 3 o 4 anni. Questo diritto di cittadinanza consente l’inclusione dei giovani atleti nel sistema sportivo irlandese, favorendo l'integrazione nel panorama sportivo internazionale.

Il paragone con il Medio Oriente si avvia dai Paesi arabi,  in merito a questioni di applicazioni di Ius Soli e Ius Soli Sportivo tendono ad avere politiche temperate prediligendo  criteri di nazionalità e residenza in luogo della regione di nascita al fine di  determinare chi possa competere come atleta per la loro nazionale. Questi Paesi sono, per lo più, riluttanti ad applicare lo Ius Soli in generale, sebbene esistano alcune eccezioni o forme di "citizenship by exceptional merit", che possono includere sportivi e altri talenti.

 In generale, gli Emirati non applicano lo Ius Soli per la cittadinanza, ma nel caso degli sportivi,  è prassi  conferire la cittadinanza per i soli meriti sportivi o professionali. L’atleta non ha diritto di acquisizione per motivi di residenza territoriale.

Il Qatar ha introdotto politiche di naturalizzazione accelerata per alcuni atleti stranieri, in particolare quelli che praticano sport professionistici come il calcio, l’atletica e il basket. In questi casi, gli atleti possono ottenere la cittadinanza  dopo aver vissuto nel Paese per un certo numero di anni (generalmente 5 anni) e aver rappresentato il Qatar in competizioni internazionali. Vige una forma di naturalizzazione per meriti sportivi.

 In Arabia Saudita, similmente agli altri Paesi arabi, non viene applicato lo Ius Soli. La cittadinanza è regolata dallo Jus Sanguinis e ci sono pochissime eccezioni. Tuttavia, per quanto riguarda gli sport, alcuni atleti stranieri possono ottenere la cittadinanza per meriti sportivi, come accade con i calciatori professionisti che giocano per le squadre saudite.

In Egitto e in altri Paesi arabi del Nord Africa, la cittadinanza non è conferita automaticamente alla nascita, ma dipende da criteri di ascendenza. Tuttavia, gli atleti che ottengono una cittadinanza tramite naturalizzazione possono competere per la squadra nazionale, anche se non esiste una forma di Ius Soli applicata direttamente agli sportivi.

In Italia, la cittadinanza ha come scopo primario quello di dover definire tutti quei diritti di cui un individuo matura la titolarità una volta nato. Tuttavia il moderno concetto di cittadinanza rimane indissolubilmente legato al rapporto del singolo soggetto con lo Stato  sovrano. Il teorico della sovranità moderna Jean Bodin ha descritto a tal proposito la condizione del cittadino come colui che ha diritto di -aver parte dei privilegi di una città- Da questi termini si evince un rapporto di mutuo riconoscimento tra il singolo e la collettività. La legge del 5 febbraio 1992 n. 91 disciplina il moderno concetto di cittadinanza in Italia. Lo status di cittadino italiano si acquista Iure Sanguinis, ovverosia, quando si nasce o se si è adottati da cittadini italiani in virtù del rapporto filiale che sussiste tra di essi. Vi sono tuttavia alcune eccezioni che permettono ad un individuo di ottenere la cittadinanza Ius Soli, per diritto di nascita sul suolo italiano, quando i genitori sono apolidi o ignoti. Un’ ulteriore ipotesi prevede che possano ottenere la cittadinanza Ius Soli anche i figli di cittadini stranieri che non possano acquisire la cittadinanza dei genitori poiché il loro paese d’origine non lo permette. L’attribuzione della cittadinanza Iure Sanguinis, permette al soggetto di acquisire ab origine, una serie di diritti che non si limitano al diritto di voto. Infatti, lo status di cittadino italiano permette una più agevole libertà di viaggio nel mondo e soprattutto di soggiornare liberamente all’interno di ciascuno dei 27 stati membri  dell'Unione Europea. Altresì, consente maggiori opportunità di carriera. i cittadini italiani infatti possono partecipare ai bandi pubblici del proprio Stato e di qualsiasi paese UE. la cittadinanza, inoltre, consente l’accesso al Servizio Sanitario Nazionale ed ai sistemi di previdenza sociale. Tutti questi diritti con l’eccezione del diritto al voto concesso solo per le elezioni comunali e per le elezioni del Parlamento europeo, sono attribuibili a tutti i cittadini di Stati membri dell’UE. La cittadinanza europea istituita dal Trattato di Maastricht  del 1992 ha introdotto questo tipo di cittadinanza complementare che si affianca a quella dello Stato Sovrano di appartenenza, ma non si sostituisce ad essa.

 l’ART. 9 DELLA LEGGE DEL 5 FEBBRAIO 1992 N. 91 definisce i modi di attribuzione della cittadinanza c.d. derivativi ai cittadini stranieri:

1.        La cittadinanza italiana può essere concessa con decreto del Presidente della Repubblica, sentito il Consiglio di Stato, su proposta del Ministro dell'interno:a) allo straniero del quale il padre o la madre o uno degli ascendenti in linea retta di secondo grado sono stati cittadini per nascita, o che è nato nel territorio della Repubblica e, in entrambi i casi, vi risiede legalmente da almeno tre anni, comunque fatto salvo quanto previsto dall'articolo 4, comma 1, lettera c);b) allo straniero maggiorenne adottato da cittadino italiano che risiede legalmente nel territorio della Repubblica da almeno cinque anni successivamente all'adozione ;c) allo straniero che ha prestato servizio, anche all'estero, per almeno cinque anni alle dipendenze dello Stato;d) al cittadino di uno Stato membro delle Comunità europee se risiede legalmente da almeno quattro anni nel territorio della Repubblica;e) all'apolide che risiede legalmente da almeno cinque anni nel territorio della Repubblica;f) allo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica.2. Con decreto del Presidente della Repubblica, sentito il Consiglio di Stato e previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro degli affari esteri, la cittadinanza può essere concessa allo straniero quando questi abbia reso eminenti servizi all'Italia, ovvero quando ricorra un eccezionale interesse dello Stato.

Nonostante il rispetto dei requisiti legali e temporali, l’amministrazione gode di un particolare potere discrezionale come si evince dal successivo art. 10 (l. n.91 del 1992). Essa infatti può intervenire nella valutazione delle richieste di cittadinanza analizzando la motivazione e l’effettiva integrazione sociale dello straniero residente in Italia.

Il crescente fenomeno migratorio ha permesso  che nascessero talune problematiche in relazione alla c.d. seconda generazione di immigrati. I ragazzi ed i bambini giunti in età scolare o addirittura nati sul suolo italiano talvolta si sono trovati dinnanzi a difficoltà determinate dal lungo iter burocratico necessario al fine del conseguimento della cittadinanza italiana. Per ovviare a talune criticità nel tempo vi sono state diverse proposte legislative non attuate. Tra queste particolare rilievo merita l’attribuzione della cittadinanza Ius Scolae, essa prevedeva l’acquisizione dello status di cittadini italiani al termine di un ciclo di studi in Italia, la proposta di riforma discussa nel 2022 non è stata tuttavia approvata. 

Lo Ius Soli sportivo è stato introdotto con la Legge del 20 gennaio 2016, n. 12. Essa ha permesso ai minori stranieri regolarmente residenti in Italia a partire dal compimento del decimo anno di età di essere tesserato a società affiliate a federazioni sportive nazionali.  Successivamente, il d.lgs. 36 del 2021 ha esteso l’ambito di applicazione nel mondo dello sport dei giovani atleti residenti in Italia, permettendo l’accesso alle associazioni sportive a quanti fossero iscritti da almeno un anno ad una qualsiasi classe appartenente all’ordinamento scolastico italiano. L’art. 16 comma 4  del d.lgs. 36 del 2021 sancisce infine la validità del tesseramento oltre il compimento del diciottesimo anno di età, fino al completamento delle procedure per l’acquisizione della cittadinanza italiana.


Conclusioni

Il fenomeno sportivo diviene strumento di aggregazione culturale. Tale virtù è stata esaltata anche dalla recente modifica dell'art. 33 della Costituzione, all'interno del titolo II dedicato ai rapporti etico -sociali, introdotta con la legge costituzionale n. 1 del 2023. Il nuovo comma infatti esalta il valore di educativo sociale e di promozione dello sport, alla stregua delle arti e delle scienze. Tale provvedimento ha permesso una nuova lettura del fenomeno sportivo svincolandolo dal rapporto di dipendenza che lo vedeva surrogato di altri diritti individuali. Lo sport in virtù di tale forza aggregativa concorre a formare un simbolo di identificazione ed è veicolo per i nazionalismi. Lo Ius Soli Sportivo rappresenta un veicolo fondamentale di inclusione sociale soprattutto per quei minori che vivono e sono radicati all’interno del territorio italiano. In virtù di questi valori, la garanzia di accesso allo sport a prescindere dalla cittadinanza non si limita a favorire il talento ed il benessere fisico ma diviene strumento per l’affermazione del principio di uguaglianza sostanziale di cui all’art. 3 della Costituzione. L’esito è una disgregazione delle barriere sociali e di discriminazione attraverso modalità pacifiche.


Bibliografia

-          Gozzi, A. (2019). Sport e nazionalismo: La questione dell'oriundo nelle squadre nazionali italiane. Editore XYZ.

-          Rossi, M. (2020). Lo sport come strumento di inclusione: Ius soli sportivo e rappresentanza nazionale. Rivista Italiana di Diritto Sportivo, 34(2), 45-67.

-          Lippi, F., & Mancini, S. (2018). Atleti stranieri e la questione della cittadinanza sportiva: il caso italiano. Il Mulino.

-          Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC). (2021). Le linee guida per la selezione degli atleti nelle squadre nazionali. [online] Disponibile su: www.figc.it

-           Enrica Rigo, CITTADINANZA. TRASFORMAZIONI E CRISI DI UN CONCETTO  INTRODUZIONE AI DIRITTI  DI CITTADINANZA a cura di Lauso Zagato Terza edizione, p. 14

-           Marco Mellone L’accertamento giudiziario della cittadinanza iure sanguinis un viaggio interdisciplinare   …..alla ricerca delle origini italiane G. Giappichelli editore

-          F. Venturi Ferriolo, L.V. Caprara,  Tosi, (2024),Il settore calcistico giovanile: Concetti e strumenti manageriali, giuridici, tecnico-metodologici e psicologici per una gestione efficace, I Franco Angeli Edizioni

-          I. Valenzi, (2023), Diritti, inclusione, integrazione: Percorsi di cittadinanza, Gruppo Claudiana.

-          INSAF DIMASSI; ANTONIO SALVATI. 2022. Dialoghi Sul Diritto Di Cittadinanza, EDIZIONI LE LUCERNE.

-          A.Matarazzo, C.Di Carmine, G.Ranalli, 2025, L’esclusione della Russia dalle competizioni sportive e il caso di Israele: un’analisi comparativa, SalvisIuribus.

Commenti


Tel: 380 681 9241

logo synaxis nero

SEDE LEGALE:

 

Carrer d'Escultor Antonio Sacramento 17

Interno 1A

VALENCIA 46013

Via Penne 41, Chieti

CH 66100

ISCRIVITI

Ricevi le notizie e gli aggiornamenti di Synaxis.

Grazie per l'iscrizione!

C.F. 93069940695

  • Instagram
bottom of page