Analisi sociologica dell’impatto delle pratiche giornalistiche nella costruzione simbolica e nella possibile destabilizzazione dell’identità degli atleti d’élite nel contesto mediale contemporaneo.
- Edita | SynaxisValencia

- 30 set
- Tempo di lettura: 7 min
Alessio Matarazzo - ORCID 0000-0001-6907-5500 - matarazzo91@hotmail.it

Abstract
La presente ricerca esplora l’influenza delle pratiche giornalistiche sull’identità degli atleti d’élite con particolare riferimento ai nuotatori della nazionale italiana di Nuoto che hanno ottenuto successi internazionali. Lo studio analizza come l’esposizione mediatica, le domande intrusive e la pressione comunicativa possano contribuire alla costruzione simbolica oppure alla destabilizzazione dell’identità sportiva evidenziando tendenze rilevanti in merito alla percezione del trattamento mediatico e al suo impatto psicologico e sociale.
Introduzione
Nel panorama sportivo contemporaneo, l’identità dell’atleta d’élite non è più definita esclusivamente dai risultati agonistici ma si costruisce anche attraverso la sua rappresentazione pubblica, che avviene attraverso i profili social e attraverso il filtro dei media. In un sistema comunicativo sempre più orientato alla spettacolarizzazione e all’emotività, i media giocano un ruolo centrale nella costruzione simbolica dell’atleta influenzando la percezione collettiva della sua figura non solo come sportivo, ma anche come personaggio pubblico. Questa mediatizzazione dell’identità sportiva introduce nuove dinamiche, spesso ambivalenti che possono contribuire sia al rafforzamento dell’immagine dell’atleta sia alla sua fragilità psicologica. Il giornalismo sportivo, in particolare, ha progressivamente abbandonato una narrazione neutrale e tecnica per abbracciare logiche sensazionalistiche tese a suscitare reazioni emotive. Interviste costruite ad arte e la ricerca costante di contenuti virali rischiano di interferire con la dimensione personale e intima dell’atleta, minandone la stabilità emotiva e la gestione dello stress (Kian, M. T., Mondello, M., & Vincent, J., 2009). Questa tensione tra esposizione mediatica e tutela dell’identità individuale è oggi al centro del dibattito tra studiosi di sociologia dello sport, comunicazione e psicologia dello sport. Attraverso un’analisi condotta su atleti italiani di interesse internazionale, la ricerca intende approfondire la percezione delle pratiche giornalistiche valutandone l’impatto sull’autopercezione, sulla costruzione dell’immagine pubblica e sulla gestione della pressione esterna.
Metodologia
La presente ricerca adotta un approccio quantitativo finalizzato a esplorare l’impatto delle pratiche giornalistiche sull’identità degli atleti d’élite nel contesto mediale contemporaneo. Lo studio è stato condotto attraverso la somministrazione di un questionario a risposta chiusa, composto da domande dicotomiche (sì/no) e da item valutabili tramite una scala Likert a 5 punti (1 = per niente d’accordo; 5 = pienamente d’accordo). Il campione nr. 23 atleti (nr.= 18 M) (nr.= 5F) coinvolge atleti italiani d’élite appartenenti alla disciplina del nuoto, selezionati tra coloro che hanno ottenuto medaglie in competizioni olimpiche, mondiali, europee e internazionali. La partecipazione è avvenuta in forma volontaria e completamente anonima nel rispetto delle normative etiche e della privacy dei partecipanti. Gli obiettivi principali dell’indagine sono: indagare la percezione dell’interferenza giornalistica nella carriera sportiva; rilevare eventuali esperienze di destabilizzazione psicologica o identitaria legate all’esposizione mediatica; valutare il livello di fiducia degli atleti nei confronti dei media e le loro aspettative rispetto a un giornalismo etico e rispettoso. La raccolta dati è stata realizzata mediante la piattaforma Google Forms, consentendo una distribuzione flessibile e l’accesso da parte degli atleti in maniera semplice e autonoma. L’analisi dei dati è stata supportata da strumenti di codifica quantitativa e integrata, dove necessario, da una lettura qualitativa dei commenti aperti, secondo i principi dell’Analisi del Contenuto (Elo & Kyngäs, 2008). Questo ha permesso di individuare ricorrenze, pattern e tendenze interpretative utili alla comprensione del fenomeno oggetto di studio.
Discussione
I dati raccolti tramite il questionario somministrato agli atleti d’élite del nuoto italiano rivelano tendenze significative circa la percezione e l’impatto dell’interazione con i media nel contesto sportivo, l’analisi dei dati mostra come la maggioranza degli atleti percepisca i media come attori potenzialmente destabilizzanti dove le domande fuori contesto, le ricostruzioni giornalistiche parziali e la ricerca del conflitto emotivo vengono indicati come principali fonti di disagio. Il campione che ha partecipato a questa ricerca è composto in prevalenza da uomini 78,26% (nr. 18) rispetto alle donne 21,74 % (nr.5). Alla domanda relativa al miglior risultato ottenuto in carriera, gli atleti hanno fornito risposte di elevato profilo competitivo. Il 30,43 % (n = 7) ha dichiarato di aver conseguito una medaglia olimpica, mentre il 43,48 % (n = 10) ha indicato una medaglia ai Campionati Mondiali come risultato più significativo. Il 17,39 % (n = 4) ha riferito un piazzamento a podio in competizioni europee, il 4,35 % (n = 1) ha ottenuto una medaglia in Coppa del Mondo, e un ulteriore 4,35 % (n = 1) ha segnalato una medaglia in altri eventi internazionali di rilievo.
Un primo dato significativo è che il 69,57 % degli atleti ha dichiarato di aver letto articoli che associano il proprio nome a parole come “delusione” o “fallimento”, confermando l’impatto emotivo delle narrazioni mediatiche. Questo linguaggio, se reiterato, può generare danni psicologici rilevanti, incidendo sulla motivazione, sull’autoefficacia percepita e sull’umore (Reardon et al., 2019). Solo il 43,48 % dichiara di avere supporto psicologico per gestire la pressione mediatica, un dato che segnala una preoccupante mancanza di strutture di tutela e preparazione mentale nonostante l’esposizione mediatica crescente. Ancora più bassa (21,74%) è la percentuale di atleti che ricevono supporto per imparare a gestire i giornalisti: ciò suggerisce un bisogno urgente di programmi formativi mirati, come indicato anche dal 86,96% degli intervistati, che ritiene necessario preparare gli i giornalisti sul piano psicologico prima delle interviste in quanto il 91,3% degli intervistati ritiene sbagliata la gestione mediatica nei confronti degli atleti.
Il rapporto tra media e vulnerabilità emotiva emerge in modo evidente: il 47,82 % degli atleti ritiene che i media sfruttino spesso o molto spesso questa vulnerabilità per generare contenuti virali, mentre il 69,57 % dichiara di percepire spesso la pressione implicita a esporsi pubblicamente anche in condizioni di disagio. Inoltre, 69,56% ha modificato il proprio modo di comunicare per evitare fraintendimenti, segno di un clima comunicativo poco sicuro per l’atleta.
Conclusione
I dati raccolti suggeriscono una chiara vulnerabilità percepita da parte degli atleti nei confronti del contesto comunicativo, evidenziando come la pressione mediatica possa interferire con il rendimento sportivo. Tale risultato si colloca in linea con la letteratura scientifica sul concetto di “media pressure” e sulla correlazione tra esposizione pubblica e ansia da prestazione negli sportivi di alto livello. La ricerca conferma la complessità del rapporto tra atleti e media: la rappresentazione mediatica, se non regolata da criteri di equilibrio ed etica professionale, può minare la stabilità identitaria dell’atleta, contribuendo allo sviluppo di stati di ansia, insicurezza e alterazioni nella percezione di sé. In questo quadro, il giornalismo sportivo dovrebbe adottare pratiche più consapevoli e rispettose, mentre le federazioni sono chiamate a introdurre percorsi formativi strutturati per accompagnare gli atleti nella gestione della propria immagine pubblica. Lo sport d’élite, sempre più interconnesso con la dimensione comunicativa, necessita oggi di strumenti nuovi per tutelare il benessere psicosociale dei suoi protagonisti. I risultati del questionario somministrato ad atleti d’élite del nuoto italiano confermano tali dinamiche: la maggioranza degli intervistati ha manifestato insoddisfazione per la gestione mediatica, riferendo esperienze di articoli percepiti come offensivi, invadenti o manipolatori, e una diffusa sensazione di strumentalizzazione emotiva. Solo una minoranza ha dichiarato di disporre di un supporto psicologico o comunicativo per affrontare efficacemente tali pressioni.
Questi dati si inseriscono in un contesto più ampio, in cui l’iper-esposizione mediatica e la costante presenza sui social network sono riconosciute dalla letteratura come fattori potenzialmente lesivi per la salute mentale degli atleti. Studi recenti evidenziano come l’identità atletica possa risultare compromessa da rappresentazioni mediatiche distorte o sensazionalistiche, con conseguenze quali stress cronico, ansia da prestazione, senso di inadeguatezza e, nei casi più gravi, sintomi depressivi.
Alla luce di queste evidenze, appare urgente promuovere una cultura mediatica più etica e responsabile, che riconosca l’atleta come persona e non solo come performer. Le istituzioni sportive dovrebbero implementare programmi di supporto psicologico, formazione alla comunicazione e tutela dell’identità pubblica degli atleti, al fine di costruire un ambiente sostenibile e rispettoso, in grado di valorizzare la dimensione umana della performance.
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